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Riflessioni sull’era dei post-PC

Il neologismo ormai è sdoganato e una nuova onda tecnologica sta montando.
Per quelli che, come me, hanno vissuto l’era dei PC sin dai suoi primi vagiti, c’è forse motivo di romantica nostalgia; poi però, com’è venuta, passa.
Delle molte meraviglie che questo trentennio si è portato, di una cosa molti di noi non sentiremo la mancanza: il monopolio mono-piattaforma. Prima è stato MS-DOS, poiWindows, e comunque sempre Microsoft.

L’era dei post-PC nasce sotto i migliori auspici se, come sembra, la partita sarà giocata a più mani. Apple ha dato il via alle danze tagliando, come suo solito, con il passato e dando origine al più significativo reboot (riavvio) tecnologico, dopo quello attuato con l’avvento dei PC appunto.

Perché non si assisterà ad un nuovo periodo “monomarca”? Per vari motivi io credo.
Il primo è che le piattaforme, benché similari negli intenti, hanno background tecnologici assai diversi. Queste differenze tecnologiche comportano diversi approcci allo sviluppo, il più delle volte radicali; il risultato è che gli sviluppatori sceglieranno, si spera, l’ambiente più conforme alla loro visione creativa.
Altra ragione di un futuro multi-piattaforma credo stia nel livello di astrazione. Mi spiego: ora i PC, benché enormemente evoluti rispetto alle proprie origini, presentano ancora molte, troppe congiunzioni con l’ambiente tecnologico sottostante. Tuttora, ad esempio, si ha a che fare con concetti come file, cartelle, unità di memoria, ecc. I nuovi dispositivi, invece, scollegando di fatto l’utente dall’ambiente operativo, consentendo all’utente di focalizzarsi esclusivamente sulle proprie attività. Va da se che la scelta di una piattaforma rispetto un’altra diventa solo una questione di gusto personale o, in casi più impegnativi, di soddisfacimento delle proprie esigenze.
Entrambe le ragioni quindi sono di scelta individuale, dello sviluppatore o dell’utente. È questo che spalanca le porte ad un futuro pluriforme, benché omogeneo nella sostanza.

Provo a fare una proiezione a 4-5 anni, perché allo stato attuale Apple detiene ancora un monopolio di fatto. Avremo Android con una fetta considerevole di mercato, soprattutto grazie alla gratuità della sua piattaforma, forse a discapito della fragile frammentazione causata dai molteplici modelli di dispositivi e versioni del sistema; Apple continuerà la sua politica di difesa del proprio ambiente proprietario e conseguentemente curato, a favore di qualità e livello tecnologico; HP con WebOS avrà un ambiente qualitativamente elevato, possibilmente tendente alla competizione con Apple, piuttosto che a quella con Android; ci sarà RIM con un mercato di nicchia, forse più legato al glorioso passato delBlackberry che a reale innovazione, ma comunque con i propri pregi. Altri attori si presenteranno e alcuni di loro forse si faranno valere.

Mettiamola così: non è affatto vero che un’auto vale l’altra, ciò nonostante le marche e i modelli sul mercato non soffrono di alcuna forma di monopolio. Se, come spesso portato ad esempio da Jobs, i PC sono da considerarsi come camion e i post-pc come auto, allora è facile pensare alla formula di mercato che la nuova era porterà con se.

Tags: tecnologia
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Sosumi

Non sono un nostalgico, mai stato, ma le buone cose non hanno età.

Tanto codice è passato sotto i ponti, e molte delle grandi caratteristiche del Mac sono andate perdute. A volte rimpiazzate da necessarie innovazioni, a volte invece inutilmente trasfigurate.

Penso al Finder, che l’evoluzione di Mac OS aveva quasi integralmente distrutto*, a favore di un compendio di inutilità assolute, à la Windows insomma.

Sosumi è solo un suono di sistema, ma è il più caratteristico e risale al 1992, nato assieme all’inconfondibile startup sound che tutt’ora accompagna l’accensione di ogni Mac. Sosumi, pur nella sua analogica semplicità, è talmente adeguato ed opportuno da renderlo l’avviso di sistema perfetto.
Fortunatamente non si è perso nel tempo, forse perché talmente innocuo che nessun manager ha reputato di doverlo innovare, come è invece accaduto al povero Finder. E’ stato solo declassato a suono non predefinito.
Poco male: è ancora lì.

In realtà, anche il “vecchio” Finder, o almeno una delle sue principali caratteristiche, cioè l’orientamento spaziale, è ancora lì. Richiede solo una semplice attivazione manuale.

Siete vecchi utenti Mac e rimpiangete alcune meraviglie dei bei tempi (non che questi siano quelli brutti sia chiaro), oppure siete nuovi al Mac e in cerca di qualcosa di romanticamente primordiale? Fate queste due semplici operazioni:

  1. Impostate Sosumi come suono di avviso (Menu Mela, preferenze di sistema, suono)
  2. Nelle preferenze del Finder, invece, abilitate “Apri sempre le cartelle in una nuova finestra”

Ora usate questa modalità per un po’ di giorni. Ne riparleremo al mio prossimo post sul Finder e l’orientamento spaziale.

* Solo con Leopard, e solo parzialmente, si è posto rimedio allo scempio del nuovo Finder.

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Cocoa, Gianduia e derivati

Lo sapevo. È bastato un minimo di tam tam su Gianduia, la nuova tecnologia software di Apple, che qui da noi subito si è generato un bordello all’italiana. Si è subito supposto di aver compreso le ragioni di tanto accanimento nei confronti di Flash e, soprattutto, si è gridato alla vergogna di una azienda che vuole arraffare tutto. Alla Microsoft insomma.

Vi va se facciamo un po’ di chiarezza?

Cocoa

È la tecnologia software adottata per lo sviluppo di applicazioni per Mac, iPhone e iPad. Di fatto è un insieme di librerie software che gli sviluppatori usano per la creazione delle applicazioni sui sistemi succitati.

Personalmente adoro questa piattaforma, che trovo, rispetto alle molte che ho utilizzato in trent’anni di sviluppo software, elengante, efficiente e incredibilmente produttiva.

Cocoa è una piattaforma per applicazioni native. Pertanto con essa non è possibile creare applicazioni web, né applicazioni per altri ambienti, come Windows o Linux. Alla luce delle sue caratteristiche, questo è un peccato, perché molti sviluppatori esperti in Cocoa gradirebbero assai poter sviluppare in altri ambienti operativi utilizzando la stessa tecnologia.

Cocotron

È un progetto Open Source che consente di sviluppare con Cocoa applicazioni Windows e Linux. Di fatto è la replicazione di parte dell’ambiente Cocoa.

Anche se ancora incompleto e con molte falle, è un esperimento interessante. Personalmente sto seguendo un progetto originariamente scritto in Cocoa per Mac che, grazie a Cocotron e con poche modifiche, è in grado di girare in Windows.

Il web

Anche per il web alcuni esperimenti di questo tipo si stanno facendo.

Un ottimo esempio è Cappuccino, un framework (insieme di librerie) sempre Open Source che, come Cocotron, replica l’ambiente di Apple, in questo caso per lo sviluppo di applicazioni web.

Il mio progetto di cui sopra è stato convertito in Cappuccino in pochi giorni di lavoro, fornendo un’applicazione web in grado di funzionare su qualsiasi moderno browser e senza alcun plugin.

Perché?

La domanda è: perché portare Cocoa su altre piattaforme operative, quando queste hanno già parecchi e, in alcuni casi, buoni ambienti di sviluppo?

La risposta è insita nella complessità dei moderni sistemi di sviluppo software e nelle loro gigantesche librerie di funzioni. L’apprendimento è lungo e ancora più lungo è il tempo necessario per avere una significativa padronanza. Parliamo di migliaia di pagine di documentazione da studiare, ma soprattutto di settimane e mesi di prove, errori, affinamenti della conoscenza e tanta, tanta esperienza.

Ovvie a questo punto le ragioni, per uno sviluppatore, di focalizzarsi su una sola tecnologia, per lo sviluppo su più piattaforme. È già parzialmente vero per tecnologie come Microsoft .Net (per Windows, mobili e web) o Java (applicazioni multi-piattaforma, mobili e web). Non vedo quindi come la copertura di più sistemi anche per Cocoa possa rappresentare una minaccia.

Gianduia

Altro non è che il porting (la conversione) ufficiale di Cocoa per il web. Ufficiale nel senso che è realizzate internamente da Apple. Una garanzia sicuramente, visto che nessuno meglio di loro conosce Cocoa. Sono quindi certo che saranno in grado di farne una versione efficiente anche per il web.

Tutte le “ciaculatorie” che vedono in questo progetto un antagonista di Flash e giustificano l’avversione di Apple per l’ambiente di sviluppo di Adobe, stanno a zero.
Gianduia sarà un serio concorrente di Cappuccino, SproutCore e altri frameworks ispirati a Cocoa, perché molto probabilmente porterà gli sviluppatori già esperti di Cocoa verso il sistema di Apple.

Lo sviluppatore Flash difficilmente passerà alle tecnologie software offerte da Cocoa, per varie ragioni. La principale forse sarà la filosofia di sviluppo improntata, nel caso di Cocoa, su programmazione pura. Si pensi che il linguaggio primario per lo sviluppo in Cocoa è Objective-C che, senza entrare in dettaglio, è materia come si suol dire “tosta”.
Con questo non è mia intenzione considerare gli sviluppatori Flash programmatori di serie B, ma certo è che il background è assai diverso.

Conclusioni

Si rilassino i teorici del complotto. Gianduia sarà una manna principalmente per gli attuali sviluppatori Cocoa, che potranno portare con relativa semplicità le loro applicazioni desktop anche sul web, a tutto vantaggio degli utenti. Sarà un’opportunità anche per tutti quegli sviluppatori web alla ricerca di un framework solido, elegante ed efficiente, anche qui per il bene dell’utenza.

Se Flash morirà insomma, non sarà certo a causa delle tiranniche velleità di Apple. La mia personale opinione a riguardo, nata in tempi meno sospetti, è che la morte di Flash era insita nella sua natura di prodotto nato per colmare un vuoto nella navigazione sul web, quando il web non era quello che è ora.

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iPad: la recensione

Ho promesso una recensione ai tanti amici e followers del blog, ed ora, dopo più di una settimana di utilizzo, mi sento pronto. Beh, non proprio pronto.
Confesso che non ne sentivo un gran stimolo, e spiego il perché.

La prima ragione è che si è scritto già molto, e molto a sproposito, soprattutto da parte di chi non ha ben chiaro che una recensione prevede quantomeno di aver sotto mano il prodotto da recensire. La tentazione di citare la lunga serie di cialtroni è forte. Sia chiaro, non ho nessun problema con chi valuta negativamente l’iPad; è lecito e persino opportuno avere posizioni contro. Il problema è invece accettare le considerazioni di chi null’altro sa fare se non sciorinare specifiche tecniche, senza mai arrivare al punto, cioè all’utilizzo, cosa complessa se poi, come dicevo, nemmeno si è provato il dispositivo in questione.

L’altra ragione per cui questa recensione, come tante altre è, per certi versi, inutile, nasce dalla natura di questo “aggeggio infernale” di Apple. Cupertino ci ha abituati a prodotti innovativi quanto semplici da usare, ma qui le cose si fanno davvero serie, quindi cominciamo.

Il primo impatto

È avvenuto in treno, durante il viaggio in Romagna per qualche giorno di relax, in occasione del weekend del Primo Maggio. Lì è avvenuto lo spacchettamento e l’inizio della magia.
Un minuto di orologio per attivarlo, tramite iTunes del mio MacBook, e tutto era pronto per cominciare a giocare che con le applicazioni preinstallate e qualcuna che già avevo scaricato dallo store, prima della mia partenza.

Non mi soffermerei sul fattore estetico e costruttivo, semplicemente perché l’iPad è bello e costruito bene, ma chiunque l’abbia visto su Internet questo lo può vedere da se.
Meno evidente agli occhi invece è la sensazione che si prova nell’averlo in mano. Leggero quanto basta, minimale nelle sue linee e adeguato nelle sue proporzioni.

Utilizzo

Qui fa la sua comparsa l’ennesima ragione per la mia reticenza a questo articolo. Come dire, non c’è utilizzo. Davvero.

L’aneddoto è che dopo 5 minuti di fisiologica curiosità per l’apparecchio in sé, sapete che stavo facendo? Leggevo un romanzo con iBooks, e più precisamente “L’arca delle stelle” di Silverberg. Da quel momento il mio iPad è scomparso, in favore dei contenuti che di volta in volta ho consultato, ascoltato, visto e creato.

Quando facciamo uso di un pc, Mac, Linux, Windows, portatile o desktop che sia, il dispositivo “chiede” costantemente la nostra attenzione, anche perché difficilmente riesce a passare inosservato, vuoi per la tastiera, vuoi per la posizione che impone al nostro corpo o alla logistica. Per queste ragioni infatti la lettura di libri o la visualizzazione di film sul computer non è pratica interessante, pur con tutta la tecnologia e la qualità disponibili ultimamente.

Qui tutto cambia. Persino un film diventa più simile al cinema di quanto non riesca a farlo il nostro salotto con megaschermo e surround. Si perché 10 pollici a 30 cm dai nostri occhi non sono molto diversi dai 6 metri di uno schermo cinematografico. La qualità del display dell’iPad poi è da vedere e non si può proprio descrivere a parole.

Un iPhone gigante

Baggianate. Semmai è l’iPhone che rischia di sembrare la versione ridotta e limitata dell’iPad. Lo stesso (quasi) sistema operativo non significa nulla. Come sviluppatore per Mac, iPhone e iPad, so che, benché la tecnologia sottostante sia comune ai tre ambienti, quando si parla di interfaccia utente le differenze sono evidenti e in qualche caso radicali. Apple non ha certo bisogno di lezioni nell’ambito che da sempre è il suo punto di forza.

Mi piacerebbe parlare delle architetture software, ma qui il punto è quanto l’iPad sia un dispositivo neutro. Un contenitore quasi invisibile di contenuti serviti da una tecnologia magistralmente concepita.

La collocazione

Per chiarire meglio questo aspetto forse è il caso che faccia un resoconto della mia configurazione hardware, affinché si possa meglio comprendere come e dove l’iPad si colloca nell’uso della gente.
Dispongo sostanzialmente di quattro dispositivi primari:

  • Un iMac da 27”, dove svolgo la mia principale attività di sviluppo e creazione.
  • Un MacBook da 13”, estensione delle funzionalità dell’iMac in caso di mobilità, nonché, almeno fino a qualche giorno fa, strumento per la lettura di informazioni, accesso al web, mail, ecc.
  • Un iPhone, col quale, sempre fino a qualche giorno fa, gestivo tutte quelle informazioni e comunicazioni di carattere generale di rapido utilizzo.

Questa era la mia configurazione prima del 29 aprile. Cosa è cambiato con l’iPad?
Tanto per cominciare il MacBook ha perso tutte quelle funzionalità, diciamo un po’ forzate, di consultazione di contenuti. Per esempio non viene più utilizzato la sera o la mattina a letto per la consultazione di notizie e siti o per l’attività quotidiana di risposta alle mail.
Persino l’iPhone è stato privato di molte funzionalità precedentemente condivise con il MacBook.
L’iMac invece ha mantenuto integralmente il suo ruolo, che l’arrivo del nuovo nato non ha minimamente scalfito.

Per tirare una morale a tutto ciò, le mie conclusioni sono:

  • Il telefono torna a fare da telefono o al massimo da strumento per rapida consultazione delle informazioni.
  • Il portatile mantiene la sua utilità solo se le vostre esigenze sono di trasportare determinate attività specialistiche normalmente svolte con un computer desktop.
  • Il computer desktop mantiene le sue canoniche funzionalità, a patto che quello che ci fate non sia materia di iPad.

Insomma, se tutto quello che fate ora con il vostro computer è navigare, leggere e scrivere mail, chattare, creare testi e documenti, ascoltare musica e guardare film e fotografie, allora consiglierei, per un nuovo acquisto, di considerare l’iPad.

Conclusioni

Mi piace. Mi piace molto. Forse è il prodotto tecnologico che più mi ha affascinato negli ultimi anni. E la ragione è che lo trovo molto più vicino all’uomo di quanto i computer lo siano stati finora.

Questa recensione è scritta con l’iPad su una sdraio nel mio giardino, in questa piacevole giornata di primavera. Avrei potuto scriverla sul mio iMac in studio ma non sarebbe stata la stessa cosa. Avrei potuto scriverla comunque qui in giardino sul mio MacBook, ma anche così non sarebbe stata la stessa cosa.

I buoni consigli fanno sempre bene e raccomandarvi un iPad mi pare proprio un buon consiglio.

Addendum

Non vi ho parlato delle applicazioni fornite né di quelle di terze parti. Non vi ho descritto le caratteristiche tecniche. Non ho fatto tutto questo perché le specifiche del dispositivo non contano niente e le applicazioni sono tante e, per la maggior parte dei casi, perfettamente adeguate alle più disparate esigenze, e anche perché a consultare l’App Store siete capaci da voi. Ho solo cercato, come potevo, di trasmettervi le mie sensazioni di utilizzo, che, ripeto, utilizzo non è.

Come ultima cosa, allego qualche immagine e schermata, ricavata qua e là durante questa mia prima settimana con l’iPad.

PS: Naturalmente, se avete quesiti da pormi a riguardo, sarò lieto di rispondere.